
I film che hanno vinto i vari premi del TFF 2011, sono questi. Cinque osservazioni finali sono doverose.
1) Un anno fa in concorso fu presentato il noir esistenziale del canadese Ed Gass-Donnelly, Small Town Murder Songs (ne avevo scritto qui). E nonostante che proprio di un noir si trattasse, aveva molti punti in comune con il dialogico Either Way, il film che si è aggiudicato il concorso di quest’anno. Entrambi con una cura maniacale della fotografia, entrambi con uno stile registico ben preciso che fa riferimento al post-modernismo di Van Sant&Soci (inquadrature fisse e lentissimi movimenti di macchina), entrambi con una presenza ingombrante del paesaggio (campi lunghissimi inclusi), entrambi con la musica come accompagnamento portante delle immagini (i canti Gospel in STMS, la musica anni ’80 in Either Way). Non solo: lo stesso minimalismo narrativo che preferisce le immagini alle parole, per diversi aspetti, avvicina ancora i due film. L’anno scorso Small Town Murder Songs riuscì a portare a casa soltanto il premio della Critica, Either Way sbanca la giuria. Dunque la scelta dei giurati quest’anno, è sicuramente assimilabile in una svolta formale non indifferente che fa pensare a come davvero la formazione di una giuria conti tantissimo in un Festival cinematografico.
2) 17 Filles si è portato a casa (a pari merito con il libanese) la menzione speciale della Giuria. Il film delle sorelle Coulin è sicuramente stato quello ha fatto più discutere, dividendo i gusti di pubblico e critica (a quanto pare, anche la giuria ha litigato e non poco nel giudizio su questo film). Certamente è stato un film più coraggioso di altri, capace di muoversi in un terreno minato, con una solida regia alle spalle e una storia che funziona. Anche chi l’ha amato però ha colto un’incoerenza, o se volete una mancanza di audacia, in un finale dove trionfa la disillusione adolescenziale e dove le registe non sembrano credere fino in fondo alla potenza sovversiva dell’immaginario che avevano raccontato. Resta un film che sa raccordarsi con l’attualità come nessun altro ha fatto in Concorso (forse solo Le Vendeur), distaccandosi dalle sospensioni spazio-temporali di Either Way, ma cogliendo invece delle criticità nel presente. E forse per questo avrebbe meritato di più.
3) Peccato davvero che A little closer, non sia riuscito a strappare nessun premio. E’ stato il vero indie-americano in concorso (non è stato prodotto da una mini-major, né ha attori famosi dentro, a differenza di Win Win e 50/50) ed è un film a cui mi sono affezionato più di altri: l’apparente semplicità narrativa nasconde un’intelligente stratificazione di temi generazionali e risvolti sociali. Almeno Sayra Player, bravissima nel suo ruolo di madre, il premio come miglior attrice se lo meritava tutto.