Forse ha ragione Nichi Vendola quando parla di ritorno al passato, e magari anche la “non misurata” soddisfazione del Vaticano può far pensare male. Ma fino a quando non vedremo all’opera il governo Monti io mi baso sulle solo “facce” della squadra. E pensando a quelle che avevamo fino a qualche giorno fa non posso che essere rassicurato da quelle nuove. E ora datemi pure del superficiale.
Vedi anche:Politichese
Sono il professor Monti, risolvo problemi
Il discorso di Monti alla prima giornata di consultazioni è riassumibile con un dialogo di Tarantino:
“Chiariamoci campione non sono qui per dire per favore, sono qui per dirti cosa fare. E se un istinto di conservazione ancora lo possiedi, sarà meglio che tu lo faccia, e subito anche. Sono qui per dare una mano, e se il mio aiuto non è apprezzato, tanti auguri signori miei.”
A me quest’uomo piace già.
Vedi anche:Non vorrei
Lo dico anche io, all’indomani di una notte passata a festeggiare: non vorrei che nell’euforia generale ci dimenticassimo che diciasette anni di imbarbarimento mentale e culturale non si archiviano in poche ore, nè vorrei che qualcuno pensasse davvero che una piazza come quella di ieri sera, che ricorda quella dell’assedio all’Hotel Raphel (dalla quale nacque, poco tempo dopo, proprio il fenomeno politico di Berlusconi), sia un punto di partenza per ricostruire il futuro di un paese. Il lavoro duro inizia adesso, e ci vorranno anni (forse non diciasette, ma poco meno) per ricostruire qualcosa su queste macerie. Monti con il suo aspetto rassicurante a me pare un semplice pediatra che dovrà guarire un bambino e le sue “crisi” asmatiche per un po’ di tempo, ed è giusto che sia così. Tutto il resto, la rifondazione culturale di un paese naufragato nel populismo e nella civiltà dell’apparenza, è un altro paio di maniche. Il “berlusconismo” in questo paese è nato prima di Berlusconi e non finisce con lui. C’è piuttosto da capire quali sembianze sceglierà in futuro.
Un (altro) buon segnale di cosa sia diventata la sinistra
Nella combutta odierna fra Partito Democratico e Radicali molte cose sono state dette sul comportamento “eretico” dei parlamentari radicali che si sono sottratti al voto di sfiducia sul ministro Romano. Possiamo discutere sui modi e sulla convenzienza dell’approccio caciarone e fuori luogo della protesta radicale, ma dopo le parole proferite ieri da Tonino Di Pietro secondo me è necessario ristabilire un pochetto di coordinate politiche. Oggi ci prova Simone Callisto Manca su Libertiamo.it a cui è difficile dare torto.
Il problema vero è della sinistra italiana, che ha permesso che le correnti liberali, libertarie, genuinamente progressiste e attente ai diritti individuali più che a difendere uno Stato Moloch Etico, venissero progressivamente marginalizzate, fino a farle diventare ininfluenti, in nome della mera contabilità elettorale.
Di sinistra è, o sarebbe, stare dalla parte degli ultimi, dei non garantiti, degli indifesi. Di sinistra è, o sarebbe, dire che non c’è libertà senza giustizia, e che la giustizia, per essere giusta, dev’essere efficiente, efficace e paritaria. Di sinistra è, o sarebbe, credere nella finalità rieducativa della pena detentiva, e rigettare l’idea che il carcere sia “vendetta di Stato”. Di sinistra è, o sarebbe, secondo il principio della riduzione del danno, credere che liberalizzare le droghe sia il più formidabile colpo che si potrebbe infliggere alla criminalità organizzata e al consumo stesso di droga. Di sinistra è, o sarebbe, dare voce a chi non ha voce, senza censure e senza filtri. Di sinistra è, o sarebbe, battersi per smantellare i privilegi, superare lo status quo, credere in un’idea di società radicalmente differente.
Non sappiamo se i Radicali siano di sinistra. [...] Ma di una cosa siamo sicuri: Antonio Di Pietro non è, o non sarebbe, di sinistra, ma probabilmente nemmeno di destra, certamente non quella liberale, a dispetto della collocazione in Parlamento Europe, nell’Alde. Tutto questo, se la sinistra italiana, o una buona parte di essa, fosse davvero di sinistra. Cosa che purtroppo da molti anni, ormai, ha rinunciato a essere.
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Vedi anche:Cetto La Qualunque esiste
Si chiama Aldo Ubaldo Biondi ed è sindaco di Catenanuova (Enna). Se non ci credete guardate il video e soffermatevi al minuto 4:45.