Parlando di Califano (e ricordando Andy Moss)

Quando in questi giorni mi parlano del caso Califano io tiro fuori Andy Moss. La maggior parte delle persone non sa minimamente chi sia. Altri – pochi – se lo ricordano: Andy Moss era uno dei vocalist dei Platters, una vera e propria leggenda della musica, ai vertici assoluti delle hit ’50 e ’60. Roba che influenzò gente come Sinatra e Presley. Sinfonie e cori immortali e sempreverdi.

Un pò di tempo fa ho letto che Andy Moss (vero nome Andre Esle Edhile) si era trasferito in Cile nel’87 per vivere con un pò di serenità i tanti soldi fatti con i suoi Platters. Nel giro di pochi anni però finì sul lastrico, a causa di alcune truffe ai suoi danni architettate da gente senza scrupoli. Appalti finti, banche inesistenti, auto mai recapitate. Gli tolsero tutto, fino all’ultimo centesimo. Tutti i guadagni di una vita. Da lì a poco, come se non bastasse, arrivò anche il Morbo di Parkinson. A quel punto anche il suo impresario lo abbandonò. L’ultima mazzata fu la morte della sua compagna Justina Sanchez, stroncata da un incidente stradale. L’unica persona che aveva continuato a stargli vicino nonostante la vecchiaia, la malattia e la povertà assoluta.

Ho letto anche del suo ultimo concerto, nel giugno del 2000, in un ristorante di Santiago. Si presentò elegantissimo, smoking nero e papillon rosso al collo, e cantò tutto il suo repertorio più famoso, da Only You a The Great Pretender. Finito il concerto si sedette in un angolo buio del locale, accanto alla sua inseparabile bottiglia di whisky, senza rivolgere parola a nessuno. Elegante e solitario. Poco dopo finì in un anonimo ospizio di periferia e nel 2003 crepò povero, malato e dimenticato da tutti. Avrebbe potuto avvertire una sua lontana zia di Londra e chiederle aiuto. Ma fino all’ultimo si ostinava a ripetere che non ne valeva la pena. E ancora, in una sua ultima intervista, incalzava:

Un celebre tango inizia con le parole il tuo quarto d’ ora di fama è terminato. La vecchiaia per un cantante è un po’ come la morte: ti devi rassegnare al fatto che nessuno è più disposto a darti uno straccio di contratto. Ormai questo fatto io l’ho accettato.

Ecco. Questo è il motivo per cui quando in questo periodo mi parlano di Califano che chiede l’assegno di Stato io ricordo Andy Moss. E la sua disarmante dignità di artista.